Marco Cavazza

Bolognese, classe 1971, come professionista ha lavorato da fotografo di scena in grandi produzioni teatrali con il maestro Franco Zeffirelli per “la Traviata oltre il tempo” e “Aida”, e collaborato con il professor Gianfranco Lelj per “Illuminations”. Ha fotografato per l’agenzia pubblicitaria SDB, realizzando vari servizi e still life per le aziende Piaggio, Pilot e Intertaba (Philiph Morris). Per l’Università di Bologna ha realizzato servizi fotografici di concerti ed eventi, e curato la produzione e pubblicazione “Dove abitano le parole” per l’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna. Titolare di una compagnia fotografica che opera in Centro America, sta esplorando e sviluppando progetti dedicati alla montagna e al paesaggio, realizzando numerosi workshop di Fotografia. Socio fondatore di FotoVideoAcademy Italia, nel 2025, a quattro mani con Michele Dalla Palma, ha pubblicato “Dolomiti, Leggende, Miti e Realtà delle Montagne Olimpiche”.

COSA PORTA A VOGHERA FOTOGRAFIA 2026
Dopo anni passati a creare immagini “perfette” è nato in me il desiderio di qualcosa di vero e incontaminato. Le Dolomiti offrono proprio questo: una bellezza grezza, senza filtri, che non si può controllare ma solo contemplare. La città e il lavoro pubblicitario impongono ritmi frenetici, scadenze e pressioni. La montagna, invece, invita al silenzio ed alla pazienza. Fotografare un paesaggio montano richiede ore di attesa per la luce giusta e le condizioni atmosferiche perfette.
La fotografia di paesaggio è come se parlasse un altro linguaggio, richiede una profonda conoscenza del territorio e sensibilità per la luce naturale. Questo ha riacceso la mia passione creativa sopita da un lavoro ripetitivo e ormai quasi meccanico. Le vette dolomitiche sono monumentali.
Fotografarle diventa un modo per confrontarsi con l’immensità, con la bellezza assoluta, con la natura che assume le sembianze di un’opera d’arte. Per chi ha sempre cercato di “creare” immagini, imparare a “riceverle” è un profondo cambiamento. Venendo da un ambiente urbano ho sentito il bisogno di “semplificare”.
La montagna ti costringe a lasciare il superfluo, sia nello zaino che nella mente e di conseguenza anche nella fotografia. Dal “costruire” si passa al “cogliere”… è un ritorno a sé stessi, un’esigenza di vera bellezza e profondità. Le Dolomiti con la loro maestosa presenza diventano non solo un soggetto, ma compagne di viaggio di una nuova fase della vita.

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